Di Simone Liaci

A  tre giornate dalla fine del campionato di serie D girone H, abbiamo intervistato il Direttore Sportivo Andrea Corallo che tanto bene sta facendo a Nardò. L’ex centrocampista  ora passato ai quadri dirigenziali, è uno degli artefici del campionato dei granata, che con 11 vittorie, 13 pareggi e solo 7 sconfitte si posizionano attualmente ottavi in classifica.  Una stagione partita in sordina, ma che poi con il passare delle giornate è stata sempre più convincente per i ragazzi di mister Taurino. Un campionato che ha permesso anche a molti giovani di mettersi in mostra…

Sì, in effetti la nostra è una squadra completamente composta da ragazzi del posto, per valorizzare i salentini. Un progetto partito un po’ in ritardo per vicissitudini societarie che però, pian piano ci sta portando ad aver dei risultati, anche perché quando lavori con i giovani che avranno è vero pure inesperienza, però dall’altro lato ti danno tutto sino all’ultimo minuto di partita come spesso è accaduto in questo campionato. Siamo soddisfatti perché siamo riusciti ad ottenere l’obiettivo della salvezza con largo anticipo e abbiamo accarezzato il sogno dei playoff. Non ci siamo riusciti, ma siamo comunque contenti del lavoro che abbiamo fatto. Questa squadra ha un futuro perché ha come puntello e base i giovani.

La più bella partita che avete giocato in questa stagione calcistica e la più deludente…

Le due partite più belle che abbiamo disputato sono state all’andata con il Potenza pareggiando con la capolista e fuori casa con l’Altamura. Una delle partite che non mi è piaciuta invece, è stata una delle ultime contro la Frattese, dove abbiamo perso incredibilmente per 2-1 e che forse ci ha tagliato definitivamente la possibilità di fare i playoff.

Oltre ad onorare le partite che mancano per terminare questo campionato, quali sono i progetti per il futuro.

Adesso cerchiamo di finire bene questo campionato, mancano 3 partite e non è facile terminare con gli stimoli giusti, ma insieme con il mister e insieme alla Società stiamo cercando di tenere il gruppo concentrato perché sarebbe un peccato in questo momento buttare all’aria quanto di buono fatto. Sui progetti futuri molto dipenderà da quello che la proprietà vuole fare e noi, in questa ottica, ci stiamo già muovendo per trovare gli under e qualche senior che possa completare la rosa.

Avete molta attenzione per il settore giovanile. Una scelta un po’ “fuori moda” in Italia…

Nel settore giovanile c’è da lavorare tantissimo. Da quattro anni è partito questo progetto di dare importanza ai ragazzi, anche se non è facile perché non abbiamo strutture adeguate dove far allenare i nostri giovani calciatori e siamo costretti a emigrare su diversi campi della provincia e questo un po’ ci limita. Però è un progetto cui il Nardò tiene tantissimo e, molti dei nostri ragazzi, che oggi stanno giocando in prima squadra, provengono dal nostro settore giovanile o meglio sono cresciuti e sono titolari. Vorremmo dare ancora più risalto a questo settore che è molto fondamentale. Il futuro è nel settore giovanile!

Da Direttore Sportivo, come mai le società calcistiche italiane cercano sempre più giocatori e giovani stranieri e sono notevolmente diminuiti negli ultimi anni, gli scambi interni tra calciatori italiani.

Questo è un discorso che andrebbe approfondito a 360 gradi. Oggi il calcio non è solo alla ricerca del talento e della tecnica o della tattica del calciatore. E’ un calcio che forma le sue basi sul business. Chiaramente è molto più facile acquistare uno straniero già costruito, che far crescere nei propri vivai i ragazzi italiani. Questo dal mio punto di vista è uno dei problemi reali dell’Italia. Abbiamo acquistato tanti giocatori che in serie D negli anni passati non avrebbero nemmeno giocato e che oggi ti trovi pure in squadre titolate della massima serie. Non si ha la pazienza di crescere i giovani nei vivai e si preferisce prendere giocatori già fatti.

Tu hai esordito come calciatore in Venezia-Lecce (2-1) nel 1994-95 in serie B con la maglia giallorossa. Le emozioni di quella partita.

Per un ragazzo esordire con la maglia della propria città è sempre bello. Mi rimangono in mente bei ricordi di quegli anni anche perché esordì a Venezia e in quella partita ricordo che tra gli Ultrà del Lecce, un gruppo di Lequile, che praticamente è il mio paese natio, mi dedicarono uno striscione e questo mi è rimasto impresso nel cuore e me lo porterò avanti per tutta la vita.