PRESICCE (Lecce) – Si svolgerà domani 9 novembre alle 18:30 nella Sala del Trono in Piazza del Popolo a Presicce, il secondo convegno organizzato dal Comitato civico “No Fusione”.
L’incontro metterà in comunicazione tecnici ed esperti che rifletteranno su conseguenze ed effetti negativi che potrebbe causare l’eventuale fusione tra i comuni di Presicce ed Acquarica del Capo.

Quella tra Presicce e Acquarica è la prima fusione di comuni in Puglia dopo il varo della la legge “Delrio” del 2014 che incentiva le fusioni tra enti comunali.
Il progetto della fusione dei due comuni del Basso Salento ha l’obiettivo di conseguire economie di scala nella gestione dei servizi erogati ai cittadini; di migliorare la performance complessiva rispetto a quanto fatto dai due comuni singoli; di accrescere il “peso politico” del territorio; di conseguire i benefici statali e regionali, utili per il conseguimento di molti degli obiettivi che gli organi d’indirizzo e di governo del nuovo ente locale territoriale si prefiggeranno.

I minori trasferimenti da parte dello Stato ai comuni, che devono chiudere in pareggio il bilancio, producono l’inevitabile conseguenza della riduzione dei servizi e/o dell’aumento della pressione tributaria a carico dei cittadini e del sistema delle imprese.
A questa situazione, in gran parte insostenibile, gli organi politico-amministrativi dei suddetti comuni hanno risposto con il tentativo di darsi un nuovo modello organizzativo di natura aggregativa, basato sull’integrazione delle risorse umane, finanziarie, strumentali, territoriali dei singoli comuni che è fortemente incentivato, non soltanto dal punto di vista finanziario, da parte dello Stato, ma anche dalla Regione Puglia.

La legge di bilancio 2018, aumentando il contributostatale ai comuni nati da fusione (passa dal 50% al 60% deitrasferimenti erariali 2010) consentirebbe infatti al nuovo comune unico di beneficiare di un trasferimento annualemassimo concedibile da parte dello Stato, pari a 1.776.086euro e di 17.760.867 euro in dieci anni, poiché la legge fissa in dieci anni il periodo di tempo all’interno del qualeviene sostenuta finanziariamente ogni singola fusione dicomuni.