LECCE – Su segnalazione della dirigente del Settore Welfare Casa e Pubblica Istruzione, il Settore Personale ha provveduto a sospendere dal lavoro per 30 giorni una educatrice di un asilo nido comunale. Alla base del provvedimento i presunti comportamenti scorretti nello svolgimento del lavoro di cura dei bambini, che tutt’ora sono oggetto di verifica.

Il provvedimento di sospensione è stato notificato nell’immediatezza di verifiche svolte sul posto di lavoro da una responsabile amministrativa del Settore Welfare, la quale ha relazionato alla dirigente, che ha chiesto e ottenuto l’allontanamento della persona dal posto di lavoro e la sospensione della stessa. Oltre che al settore Personale per il provvedimento disciplinare, la relazione è stata trasmessa alla Polizia Locale per la denuncia.

È bene ricordare che il Settore Welfare del Comune è l’organo preposto ad effettuare periodicamente controlli su autorizzazioni, requisiti e attività di asili nido pubblici e privati e ludoteche presenti sul territorio comunale. Nel caso in specie il controllo è avvenuto su segnalazione interna di comportamenti non ritenuti consoni all’attività.

LE POLEMICHE DEI SEGRETARI CITTADINI DI LEGA, FORZA ITALIA E FRATELLI D’ITALIA

Cristian Sturdà, Antonio Mazzotta e Mario Spagnolo intervengono congiuntamente per ricordare la battaglia dei rispettivi partiti per le telecamere negli asili. “Non eravamo pazzi a chiedere le telecamere negli asili a Lecce. Qualcuno un giorno dovrà chiedere scusa, non a noi, ma alla sua coscienza. Scopriamo in queste ore che una maestra di in nido leccese sarebbe stata sospesa per fatti gravissimi e, quanto ci è dato sapere, non sarebbe la prima volta che questa mastra utilizzava metodi non ortodossi con i piccoli bambini.
Non ci interessa sapere chi sia (per noi è innocente fino a prova contraria) né entrare nel merito della vicenda; quello che ha noi preme evidenziare è che la nostra Lecce non è un isola felice e che episodi di questo genere possono accadere anche qui da noi, anche ai nostri figli.
Abbiamo avviato nei mesi scorsi la campagna ‘Asili Sicuri’ (con la raccolta firme che ha toccato migliaia di adesioni) e lo abbiamo fatto convinti che questa amministtszione avrebbe apprezzato il nostro intento e fatto propria la bontà della nostra iniziativa. Le telecamere negli asili non sono una battaglia di destra o di sinistra, sono una battaglia di civiltà. Si poteva e doveva votare in maniera unanime la richiesta di introdizzione di sistemi di videosorveglianza.
Invece ci siamo trovati contro una amminisfrazione scontrosa che un maniera subdola poneva in essere eccezioni formali prive di qualsi voglia pregio giuridico.
In particolare, il sindaco Salvemini e il consigliere Molendini dall’alto delle loro riconisciute doti giuridiche, si sono eretti a maestrini dando lezioni di diritto, privacy e competenze per materia da far impallidire anche una matricola di giurisprudenza. Loro,professori del “so tutto io”, hanno fatto di tutto prima per non far votare la mozione di Andrea Guido e poi per impedirne l’approvazione. Bravi! Dovete esserne orgogliosi. Un giorno incontrete i genitori di bambini che hanno subito abusi e dovrete abbassare lo sguardo e vergognarvi. Chiedere scusa non basterà, perché sarà la vostra coscienza a non perdonarvi. Dimettevi subito se vi è rimasto un briciolo di dignità, fatelo per questa città ormai agonizzante.
Come tre segretari cittadini dei principali partiti del centrodestra promettiamo solennemente che il primo provvedimento che la futura amministrazione a guida centrodestra farà, rivolto all’introduzione delle telecamere negli asili e nelle strutture sociosanitarie, perché la sicurezza dei nostri bambini, anziani e diversamente abili viene prima di tutto”.

L’INTERVENTO DI ANDREA GUIDO

Andrea Guido interviene duramente sulla vicenda: ricordando che con le telecamere ogni dubbio sarebbe stato fugato. “Siamo arrivati al dunque. Due occasioni perse, una per ogni mozione presentata al Consiglio Comunale. La prima lo scorso luglio, la seconda il mese scorso.

Come si fa ora a non essere incazzati per una cosa del genere?
Salvemini e compagni ora dovrebbero chiedere scusa a tutti, ai genitori dei piccini in primis.
Lo faranno?
Tutto ciò avrebbero potuto evitarlo – e lo sanno bene – semplicemente appoggiando un provvedimento sensato, giusto, equo ed equilibrato. Mettendo da parte, per una volta, gli interessi politici di coalizione e le loro strategie di marketing. Perché di questo si è trattato, di puro marketing sviluppato sulle spalle dei cittadini. Non era possibile, infatti, ai sensi della strategia, condividere una proposta dell’opposizione. Vade retro! Avrebbe significato compromettere l’impianto del loro sistema di comunicazione, basato sull’assioma che tutto ciò che arriva dal centro destra o è stato da esso ereditato è il MALE ASSOLUTO.
Bene, oggi alla luce di quanto si sta verificando, non è più possibile ignorare e far finta di nulla.
Nel nome del cambiamento (che, in effetti c’è stato, ma in peggio) questi signori, in un anno e mezzo sono riusciti a toccare il fondo.
Nonostante l’approvazione alla Camera, migliaia di firme raccolte e gli ultimi avvenimenti di cronaca, la sinistra leccese nega ancora il sistema di video sorveglianza a tutela dei piccoli leccesi.
Lo scorso 17 luglio in Consiglio Comunale promuovevo una formale mozione che ritenevo importante per la sicurezza dei bambini e sostanziosa per la tranquillità dei genitori.
L’idea che sottoponevo invano all’Assise cittadina si riferiva all’installazione di sistemi di video sorveglianza a circuito chiuso con immagini cifrate negli asili pubblici comunali (nido e scuole per l’infanzia), con divieto di accesso alle registrazioni salvo in caso di notizia di reato.
Proponevo, inoltre, di predisporre forme di incentivo attraverso defiscalizzazione di tributi comunali per tutti gli altri asili e per tutte le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali che avrebbero deciso di utilizzare detti sistemi di video sorveglianza, nel rispetto della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, di concerto con le organizzazioni sindacali e previo consenso degli interessati o dei loro tutori se minorenni o incapaci.
Una bella iniziativa. Non trovate? Utile. Assennata. Rispettosa della privacy. Ma fu bocciata dai consiglieri fedeli a Salvemini e a Delli Noci.
La maggioranza di Palazzo Carafa, arrampicandosi sugli specchi, senza riuscire a dare una spiegazione plausibile, decise di votare contro. Forse solo per semplice presa di posizione. Per principio.
Lo scorso 3 ottobre, poi, l’Autorità Garante l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano, nel corso dell’audizione sostenuta innanzi alle commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavoro della Camera dei Deputati, ha sostenuto che la previsione di sistemi di video sorveglianza da installare all’interno delle strutture, previsti dalle proposte di legge all’esame delle stesse commissioni, può essere un valido strumento di prevenzione e di contrasto.
Secondo l’Autorità Garante va compiuto, nel superiore interesse del minore, un bilanciamento tra la tutela dell’incolumità fisica dei bambini e la loro riservatezza, che può essere operato, come proposto, con sistemi di video sorveglianza a circuito chiuso. “Immagini che potranno essere visionate solo dalle forze dell’ordine, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria in caso di notizia di reato”, ha precisato Filomena Albano.
Per questo motivo, dopo la raccolta firme organizzata da tutti i colleghi del centro destra leccese, insieme agli altri colleghi del centro destra, Federica De Benedetto in primis, avevo deciso di ripresentare una nuova mozione lo scorso 17 novembre al fine di cercare di smuovere le acque e, soprattutto, le coscienze dei consiglieri di Salvemini e Delli Noci, con la speranza che, almeno per una volta, potessero prendere una decisione in piena autonomia e nel rispetto delle proprie coscienze e dell’impegno assunto innanzi agli elettori, mettendo da parte gli interessi politici di coalizione.
Ma nulla! Il centro sinistra e le civiche del vice Sindaco hanno negato nuovamente di rendere una risposta concreta ai numerosi casi di bambini, ma anche di disabili e anziani, picchiati e maltrattati da chi avrebbe dovuto accudirli”.