Pur avendo tutti creduto che questa fosse la volta buona per introdurre un’imposta unica e calmierata rispetto ai decenni passati, abbiamo oramai inteso che per il prossimo anno sotto l’albero ci attende al massimo un miglioramento del regime forfetario (peraltro già esistente).

Vediamo le novità rispetto al passato.

Cosa certamente ottima è che il limite del fatturato passa da 30.000 a € 65.000. La cattiva notizia invece è che il socio di SRL o di SRLS non potrà accedere a questo regime di vantaggio (ma è ancora tutto in bozza di legge per cui ci occorre attendere gli ultimissimi giorni di dicembre per vedere se la legge di stabilità partorirà, in sede di votazione definitiva alle camere, questo maleficio!).

Altra cosa buona è che non esisterà più una distinzione in base ai codici Ateco ma tutti i settori saranno indistintamente beneficiari del regime Forfetario.

L’imposta sostitutiva sarà pari al 15%, ulteriormente ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività per i neo imprenditori. Questo ulteriore sconto di imposta non ci sarà purtroppo per chi ha avuto una partita iva nei tre anni precedenti (peccato!).

Per chi intende licenziarsi dal proprio datore di lavoro ed emettergli fattura come imprenditore o come professionista non gli sarà possibile farlo in quanto una norma introdotta nella bozza di legge di stabilità lo vieta espressamente (norma giusta e antielusiva a salvaguardia del “lavoro dipendente”).

Alcuni inutili e odiosi limiti che oggi esistono verranno per fortuna eliminati: quello dei € 5.000 annuo per le spese per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori e quello di €20.000 per gli investimenti in beni strumentali.

Altri invece (ahimè) permangono. Chi apre un’attività che si avvale di regimi speciali IVA e cioè chi rientra in uno dei seguenti settori non potrà accedere al regime forfettario. Ecco i settori esclusi: Agricoltura e attività connesse e pesca; Vendita Sali e tabacchi; Commercio dei fiammiferi; Editoria; Gestione di servizi di telefonia pubblica; Rivendita di documenti di trasporto o di sosta; Intrattenimenti e giochi; Agenzie di viaggi e turismo; Vendite a domicilio; Rivendita di oggetti usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o di collezione; Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, antiquariato o da collezione.

E con la ormai “innominabile”, “spaventosa”, “famigerata” (e lesiva della privacy di tutti noi) Fatturazione Elettronica come la mettiamo? I contribuenti forfettari non avranno l’obbligo di emettere le fatture elettroniche. Ma personalmente sono molto favorevole all’introduzione di questo sistema fortemente “anti-burocratico” per cui lo consiglio vivamente anche a chi non è obbligato.

Conclusione (tutto sommato) si sta producendo una buona norma, ma il contribuente italiano sogna la Flat Tax (quella vera con i ricavi a € 100.000) e su questo rimane speranzoso!

Marco Sponziello – Commercialista e Revisore legale, Docente e Pubblicista economico (@MSponziello)