Una filiale della Bcc di Terra d'Otranto

F.Oli.

CARMIANO (Lecce) – Entra nel vivo l’udienza preliminare nata dalla tribolata inchiesta sul presunto condizionamento della Scu nel rinnovo, nel 2014, del consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo Terra D’Otranto. In  giornata davanti al gup Sergio Tosi si sono costituiti parte civile l’ex deputato di Alleanza Nazionale Villani Miglietta perché, a suo dire, ingiustamente tirato in ballo nell’inchiesta (con l’avvocato Carlo Gervasi) e Giulio Ferreri Caputi (uno dei competitors estromesso dalla corsa alla carica di Presidente e assistito dall’avvocato Giancarlo Doria). E’ stato, poi, superato lo scoglio di due eccezioni preliminari sollevate dall’avvocato Francesco Paolo Sisto: il mancato deposito negli atti del processo dell’istanza di ricusazione del gup Vincenzo Brancato e la fissazione dell’inizio delle attività di indagine in contemporanea con gli attentati ai danni dell’ex sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano e dell’allora capo dell’ufficio tecnico Tarcisio Basile. Il sindaco Giancarlo Mazzotta ha voluto precisare alcuni passaggi su queste questioni: “L’eccezione dell’avvocato Francesco Paolo Sisto è sì il mancato deposito degli atti del processo ma di una nota allegata all’udienza preliminare del 21 novembre scorso e non dell’istanza di ricusazione già in nostro possesso. L’aspetto inquietante di questa vicenda è che non viene rilasciato alla parte nonostante la richiesta espressa degli avvocati e non l’istanza di ricusazione.

“Si fa riferimento alla nota dell’allora gup Vincenzo Brancato che lui stesso nel verbale dice che allegherà agli atti in questo procedimento diventando parte integrante e sostanziale del procedimento. E’ un atto, invece, che deve restare di pubblico dominio perché la volontà espressa era quella di allegarla. Peraltro quella è attività giurisdizionale fatta dal giudice nell’esercizio delle sue funzioni”. “Devono esserci atti chiari e trasparenti e che devono essere pubblici”, continua il sindaco che poi prosegue sulla seconda eccezione su come siano partite le intercettazione e se il percorso fosse stato legittimo: “La richiesta di intercettazione è relativa agli attentati avvenuti a Porto Cesareo. La stessa pm ha tenuto a precisare che Giancarlo Mazzotta non è mai stato indagato in questa vicenda. Mi fa piacere che dopo quattro anni il pubblico ministero chiarisca che Giancarlo Mazzotta non c’entri nulla con quella storia”.

L’udienza è stata aggiornata al 12 marzo quando verranno completate le discussioni del collegio difensivo prima della decisione del gup: prosciogliere o rinviare a giudizio il sindaco di Carmiano, Giancarlo Mazzotta; Tommaso Congedo, 42 anni, di Monteroni, direttore di filiale; Luciano Gallo, 50 anni, di Martano; Dino Mazzotta, 42 anni, di Carmiano; Ennio Capozza, 62 anni, di Lecce, visurista a contratto per la banca; Giovanni Mazzotta, 53 anni, di Monteroni, alias Gianni Conad”; Saulle Politi, 46 anni, di Monteroni; Italo Potì, 82 anni, di Melendugno; Maria Grazia Taurino, 53 anni, di Carmiano, addetta ai mutui e Giuseppe Caiaffa, 57 anni, di Carmiano, consigliere uscente. L’udienza si sarebbe dovuta già concludere a fine ottobre ma in quel caso il pm Carmen Ruggiero, titolare del fascicolo, chiese la ricusazione del gup Vincenzo Brancato – poi accolta dalla Corte d’Appello) – perché cognato di Valerio Conversano, consigliere del Consiglio di amministrazione della Bcc eletto nel 2016.

L’inchiesta venne avviata con una serie di perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros (all’epoca guidati dal colonnello Paolo Vincenzoni) presso la sede centrale della banca in viale Leopardi. Lo spulcio del corposo carteggio è andato avanti a lungo e concluso nel gennaio del 2015. Nel massimo riserbo con l’ascolto di un centinaio di persone informate dei fatti tra cui noti esponenti della politica leccese. Gli accertamenti, condotti dai carabinieri della Compagnia di Campi Salentina, hanno riguardato episodi risalenti al 2014 e che non interessano l’attuale amministrazione della banca. Al centro dell’inchiesta risulta il citato sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta, 48 anni, amministratore di fatto della banca. Il suo nome compare in tutti e otto i capi d’imputazione. Una serie di reati compiuti, stando alle conclusioni della Procura, per consentire al fratello Dino di ricoprire la presidenza estromettendo di fatto il rivale Giulio Ferreri Caputi. E il suo successo arrivò con numeri bulgari: 1146 voti per Mazzotta e 520 per Ferrieri Caputi. L’aggravante mafiosa compare anche per altre ipotesi di reato come per l’accusa di violenza privata. In un presunto intreccio tra politica ed esponenti della criminalità organizzata in quel di Monteroni. Un ruolo di primo piano sarebbe stato ricoperto da Giovanni Mazzotta, condannato in passato per mafia che, stando alle indagini, avrebbe esercitato pressioni su un consigliere di maggioranza perché rassegnasse le dimissioni.

Due altre contestazioni, aggravate sempre dall’aggravante mafiosa, si riferiscono al presunto pressing esercitato su quattro soci affinché non sostenessero la nomina di Ferrieri Caputi. Giovanni e Giancarlo Mazzotta avrebbero chiesto con una telefonata ad un socio di consegnare nelle loro mani la delega al voto. Nel corso delle indagini, poi, sono state allegate le dichiarazioni del pentito di Casarano, Tommaso Montedoro, che ha riferito in un verbale della sua collaborazione, di aver conosciuto Giancarlo Mazzotta. Dichiarazioni il cui contenuto, da subito, è stato smentito con fermezza dal primo cittadino.

Il collegio difensivo è completato dagli avvocati Laura MinosiPaolo Spalluto, Saveria Maria Perrone, Antonio Savoia, Massimo Bellini, Pantaleo Cannoletta, Luigi Rella, Francesco Paolo Sisto, Paolo PepeGiampaolo Potì, Francesco Caroleo Grimaldi e Carlo Sariconi.