LECCE – Isolare, denunciare e credere nelle istituzioni: così si disarma un bullo. Le forze dell’ordine entrano nella scuola per la lotta al bullismo e al cyberbullismo: è da questa istituzione che si parte per cambiare la società. All’Istituto Tecnico Economico, «Liborio Salomi», si è tenuto un incontro con la polizia per parlare di bullismo e cyberbullismo: come affrontare il problema e come combatterlo. «Un bullo è un disagiato – spiega il comandante della polizia municipale, Simone Simione, agente di polizia giudiziaria, esperto in bullismo, cyberbullismo – La scuola è la colonna portante insieme alla famiglia: bisogna insegnare l’autostima e l’autonomia ai ragazzi. Dobbiamo insegnare ad avere la forza di affrontare gli ostacoli della vita. I mezzi tecnologici possono essere mostri o ponti verso la libertà, dipende da chi li usa e da come li usiamo».

Credere nelle istituzioni e nelle «fondamenta costituzionali della nostra democrazia»: questo è uno degli insegnamenti che la scuola deve saper trasmettere. La lectio del comandante della polizia municipale poggia su due pilastri importanti: il rispetto della legalità e delle persone, che famiglia e scuola devono essere in grado di trasmettere. Il bullo agisce in branco: da solo è impotente destinato a restare isolato, perché il gruppo è momentaneo. «Chi si dà al bullismo è spesso un disadattato che non sa accettare le regole della convivenza civile – spiega il capitano – Bisogna avere la forza di dissociarsi da certi comportamenti, stigmatizzarli e denunciarli».

«Il bullismo si vince partendo dal branco che circonda il bullo – spiega il comandante – isolarlo e indossare i panni della persona bullizzata. Togliersi la felpa. Dobbiamo educare gli adolescenti a essere se stessi, non a seguire branchi». «Quando qualcuno certa di prevaricare o ride di un compagno più debole, io cerco di intervenire subito: ci sono atteggiamenti che sono campanelli d’allarme – spiega il dirigente scolastico dell’ITe «L. Salomi» di Lecce. Scuola e famiglia devono intervenire subito per correggere atteggiamenti pericolosi e per insegnare il rispetto delle regole e delle persone. In questa scuola non si transige: abbiamo la possibilità di seguire con più attenzione tutti i singoli allievi, perché non esistono ‘classi pollaio’ e ci sforziamo molto di lavorare sull’educazione civica»Spesso il bullo dev’essere curato, ma alle volte è la sua stessa famiglia che dev’essere rieducata. La scuola deve tenere alta la guardia.