LECCE – “Un Sindaco è l’unico e solo responsabile politico dell’andamento della macchina amministrativa. Qualunque cosa accada in un’amministrazione comunale, la responsabilità politica è sempre del Sindaco: ai dirigenti spetta una responsabilità di tipo tecnico, certo; ma è impensabile che il peso delle scelte, o peggio ancora, dei fallimenti, possa ricadere su di loro”. Lo dichiara Adriana Poli Bortone, candidato sindaco a Lecce per le Civiche Unite.

“Se nel corso dei miei due mandati sono riuscita a portare a termine tanti, tantissimi progetti – prosegue – è stato solo grazie ad un clima di serena collaborazione; se non avessi avuto questo afflato favorevole non sarei riuscita a far durare nel tempo fortunate iniziative e rassegne di carattere artistico, commerciale e culturale; penso a Itinerario Rosa, Mediterranea, Fior di Barocco, il percorso dei presepi…Purtroppo oggi mi accorgo di quanto siano cambiate le cose e di come alcuni settori, come ad esempio l’Ufficio Europa, siano stati completamente smantellati.

Un settore cruciale, che negli anni è stato fondamentale per poter intercettare i fondi da utilizzare nella progettualità per la Città, ritenuto poi inutile. È chiaro che occorre immaginare una ristrutturazione degli uffici, ferma a oltre vent’anni fa, e del personale – che con Quota 100 è destinato ad una inevitabile trasformazione anagrafica. Non si può e non si deve consentire l’immobilità che ci è stata preannunciata in maniera così poco responsabile da Salvemini, che con il suo Piano di Rientro ha bloccato ogni ricambio ed integrazione, prevedendo così di lasciare le stesse responsabilità ed ambendo a raggiungere risultati migliori, ma con una squadra di impiegati esausta e ridotta all’osso.

Qualcosa non torna – conclude il candidato sindaco – Le condizioni rispetto a 20 anni fa sono cambiate e dovremo essere pronti a ripensare il funzionamento e l’efficienza degli uffici e delle persone per una maggiore efficacia degli indirizzi amministrativi del nostro Comune. Ciò, potrebbe consentire anche una deroga da parte degli organi ministeriali, con la conseguente possibilità di reintegro del personale negli uffici comunali. Una cosa è certa. Gli uffici sono fatti di persone, e le persone lavorano bene se sono rispettate e motivate, e se sentono di poter agire avendo la copertura politica di chi ha l’onere delle decisioni. Senza questi presupposti, ci sono solo immobilismo e grigiore”.