di F.Oli.

LECCE – La nemesi, sotto forma di giustizia, si abbatte su un nonno orco arrestato a novembre per i ripetuti abusi sessuali compiuti su tre nipoti. Il gup Sergio Mario Tosi ha condannato un 71enne di Lecce a 14 anni di reclusione al termine del processo che si è celebrato con il rito abbreviato. L’imputato è stato ritenuto colpevole di tutti i reati uniti dal vincolo della continuazione (atti sessuali con minorenni e violenza sessuale aggravata) incassando, come prevedono sentenze per violenze sessuali, una serie di pene accessorie: interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche e private frequentate prevalentemente da minori.

La sentenza del giudice non scalfisce di una virgola la richiesta invocata dal pubblico ministero Donatella Palumbo che, nel corso della sua requisitoria, ha evidenziato l’estrema gravità delle condotte andate avanti per anni chiudendo il proprio atto d’accusa invocando una pena esemplare: 14 anni in abbreviato (rito alternativo che consente a un imputato di beneficiare di uno sconto di un terzo sulla pena). In sostanza se l’imputato fosse stato giudicato con un processo ordinario la sentenza sarebbe stata di 21 anni. Nel dispositivo c’è spazio anche per le parti civili: per la mamma di una delle tre presunte vittime, assistita dall’avvocato Marcello Rizzo, il giudice ha disposto una provvisionale di 20mila euro.

La condanna è solo l’ultimo capitolo di un libro degli orrori le cui prime pagine risalgono al 2005 quando sarebbero iniziati gli abusi in un contesto estremamente degradato in cui, stando a quanto riportato nelle carte dell’indagine, altri familiari sarebbero stati oggetto delle perversioni del parente. In molti casi, però, gli episodi non sarebbero venuti a galla. Ma i casi affiorati, denunciati e finiti al vaglio di investigatori e inquirenti, hanno focalizzato l’inumano comportamento tenuto dall’uomo.

L’episodio da cui sono partiti gli accertamenti ha riguardato la nipote dell’imputato. Quando ha confidato prima alla nonna, poi alla zia e alla mamma di essere stata vittima di atti sessuali da parte dello zio, all’interno della famiglia anche altri due stretti parenti dell’anziano hanno trovato il coraggio di confessare gli uni agli altri quanto era accaduto loro nel corso degli anni.

Come zio acquisito l’anziano avrebbe molestato in tre occasioni una nipotina di appena 12 anni nell’agosto scorso: baci in bocca e palpeggiamenti, secondo l’accusa. Ci sono, poi, gli episodi di abusi come nonno. Tra il 2005 e il 2008, il 71enne avrebbe sfogato i suoi depravati desideri sul nipotino di 5 anni quando ne aveva la custodia. Mentre dormivano insieme nel letto matrimoniale per il riposino pomeridiano o di sera sul divano quando il nonno faceva vedere al piccolo programmi per adulti.

Nella spirale di violenze e abusi sarebbe finita anche una seconda nipotina che, dal 2007 fino al 2010, da quando aveva 13 anni fino ai 16 anni sarebbe stata ripetutamente molestata. Nel corso delle indagini, coordinate dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci, una delle tre vittime è stata sentita con la forma protetta dell’incidente probatorio le cui dichiarazioni sono state ritenute genuine e sincere anche alla luce dei numerosi riscontri raccolti “che hanno evidenziato” scriveva l’allora gip Antonia Martalò nell’ordinanza, “una personalità deviata ed una proclività a consumare le condotte moleste e abusanti all’interno della famiglia”. Un quadro probatorio irrobustito da altre testimonianze rilasciate da persone informate dei fatti tanto che per gli inquirenti il nonno/zio si sarebbe macchiato di ripetuti abusi sui componenti della sua famiglia da sempre. accuse, però, mai confluite in una denuncia e non oggetto del processo.

L’imputato è sempre detenuto. E dietro le sbarre l’anziano dovrà rimanere ancora a lungo. Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza, l’avvocato difensore Federica Conte potrà presentare Appello per valorizzare quegli elementi già evidenziati davanti al giudice: minimo della pena e inconsistenza delle accuse. Per ora, però, il quadro accusatorio è rimasto impermeabile. Così come lunedì scorso quando i giudici della prima sezione penale hanno condannato a 24 anni di reclusione al termine del processo con rito ordinario un padre di famiglia responsabile di una serie abominevole di abusi sui figli e su una loro amichetta.