LECCE – Dopo una breve sosta, il nostro viaggio ritorna al punto di partenza, laddove, ancora oggi, continua la presenza francescana nella città di Lecce: su via del Mare, oggi via Imperatore Adriano 79, adiacente a Villa Fulgenzio della Monica, si presenta agli occhi dei passanti la Chiesa di S. Antonio di Padova, nota come il Fulgenzio, ‘a chiesa ti monaci’. Sorprendente nel suo equilibrio esteriore, travolgente nel suo fascino interno.

Fu consacrata il 10 aprile 1910 e dedicata a Sant’ Antonio da Padova. I frati, per l’occasione, fecero realizzare da un famoso cartapestaio leccese del tempo, Salvatore Sacquegna, una statua del santo col Bambin Gesù tra le braccia, dando spazio alla devozione popolare verso il santo. A dire il vero, lo stesso Sacquegna realizzò per i religiosi francescani la meravigliosa statua di San Francesco completamente scalzo, con lo sguardo fisso sul Crocifisso che stringe nella mano destra, mentre la sinistra tocca la ferita del costato. Un’immagine che non ha bisogno di commenti e che esprime l’essenza della spiritualità francescana che caratterizza, da sempre, questo luogo.

Col passare del tempo la chiesa è stata arricchita di importanti opere d’arte: il pavimento musivo dei fratelli Peluso di Tricase, ancora compatto nella sua semplicità, eseguito con la tecnica del ‘litocemento armato con effetto mosaico’, gli altari di Ariosto Ammassari e di Ettore Pesci, le tele di artisti solentini, le pitture a muro di padre Raffaello Pantaloni, il pulpito, sul quale fu scolpito il simbolo francescano, realizzato da Bartolomeo Gravina di Castellaneta. Solo per citare alcune opere che qui si possono ammirare.

L’ideatore e il direttore dei lavori fu il noto ingegnere Carmelo Franco di Lecce, autore anche del Collegio Argento e di altri importanti palazzi della città; i due principali ‘capimastri’ o maestri muratori furono Carmelo Cappello e Giuseppe Anguilla.

La Chiesa di S. Antonio nel quartiere di Fulgenzio fu realizzata, seconda gli usi del tempo, nello stile neogotico pugliese: “Infatti l’edificio mostra – precisa Tommaso Leopizzi – una facciata tipicamente romanica a cuspide fornita di archetti pensili con un grande rosone nella parte alta scandito da una triplice cornice circolare mutuata dai monumenti normanni, e da tre finestre in stile gotico nella parte mediana che sormontano il portale ogivale”.

L’intera facciata è racchiusa tra due alte torri, resa più leggera da monofore, bifore e trifore nei tre piani. Nel 1947 nella torre di destra fu collocato un concerto di otto campane ad opera di una ditta di Campobasso, Marinelli di Agnano. Nella parte alta dei due campanili si possono osservare gli archetti pensili di origine romanica e alcune croci traforate di chiara derivazione palestinese dei Cavalieri del Santo Sepolcro, a motivo, probabilmente, dell’appartenenza della nobile benefattrice Donna Letizia Balsamo al suddetto Ordine Cavalleresco.

La cupola, rifatta nel 1925 su progetto dell’ingegnere Francesco Buonerba, dona un senso di completezza e di armonia a tutta la struttura. Da ammirare anche il portone in legno massello sormontato da un pannello ogivale in bassorilievo, che raffigura la gloria di Sant’Antonio e realizzato in bronzo dalla mano di Marcello Gennari nel 1983.

Se all’esterno prevale lo stile romanico, con tratti gotici, l’interno è strutturato secondo uno pianta neogotica. Una grande navata centrale, con due navate laterali molto strette, divise da fascioni di colonne sormontate da simbolici capitelli, formano delle piccole cappelle con significativi altari. Le tre absidi sono coperte da semicupole. I raggi del sole, che penetrano dalle sei aperture circolari poste in alto al centro di ogni campata e attraverso il rosone, rendono unica e suggestiva l’atmosfera in questo luogo sacro.

In una città in cui lo stile barocco firma e caratterizza palazzi e chiese, il passo del turista e il cuore del viandante respirano leggerezza incrociando e incontrando ‘il Fulgenzio’. Una leggerezza che rapisce, spinge a varcare il portone e a restare in silenzio. Perché ogni cosa, altari e opere d’arte, profumi e suoni richiamano frate Francesco. Ed è come se lo sguardo del pellegrino, del fedele abituale o semplicemente del curioso fosse rapito verso l’alto, ‘perdendosi’ in un abbraccio di Luce.

Manuela Marzo

Fonte e per approfondimenti: Leopizzi T., Lecce. La Chiesa di S. Antonio a Fulgenzio dei Frati Minori, Edizioni del Grifo, 2004.