LECCE – “Ieri sono stato chiamato a commentare il progetto ‘LeccEcclesiae’, che prevede un corrispettivo da versare all’ingresso di quattro chiese barocche di proprietà della Curia arcivescovile, da cui sono esentati tutti i residenti della Diocesi di Lecce. Viene in questo modo garantita la copertura del costo di un servizio – gestito da una cooperativa costituta ad hoc e che impiega anche soggetti svantaggiati – che consente di tenere aperte le chiese continuativamente dalle ore 9 alle ore 21 (damaggio a settembre e a dicembre) garantendo apertura, chiusura, custodia sbigliettamento, pulizia.” Lo dichiara il candidato sindaco per il centrosinistra, Carlo Salvemini.

“Il corrispettivo va dai 3 euro per l’ingresso alla singola chiesa ai 9 per il percorso completo. Si tratta di un progetto realizzato interamente dalla Curia, che agisce sul proprio patrimonio in autonomia. Presentato alla città durante la gestione del Commissario e del quale – come tutti – ho appreso i dettagli leggendo i giornali.

È stato chiesto quindi ai candidati sindaci di esprimere un giudizio su un provvedimento che non rientra nella competenza del Comune e sul quale quindi non hanno alcuna responsabilità qualora eletti. Da parte mia ho sostenuto essere necessario valutare il progetto LecceEcclesiae sulla base dei risultati: alla fine dell’anno chi sarà al governo della città potrà ragionare sulla base di numeri reali ed eventualmente interloquire con la Curia. Per verificare se, come alcuni paventano, avrà provocato un significativo calo delle presenze turistiche in città rispetto agli anni passati, o se invece avrà semplicemente consentito di tenere aperte queste quattro chiese con orario continuato a beneficio di turisti e guide turistiche (ai cui gruppi organizzati il progetto prevede una tariffazione ridotta) senza gravare sulle casse pubbliche, rispondendo così ad un richiesta da anni ribadita: quella di garantire apertura dei luoghi di culto più prestigiosi della città per consentirne l’accesso ai tanti turisti che affollano Lecce (in crescita costante secondo i dati dell’Osservatorio Turistico Regionale).

Sono convinto che per Lecce – che ambisce a qualificare la propria offerta turistica, e che già si presenta ai turisti con un biglietto intero di 10 euro per la visita al Castello Carlo V o di 5 euro intero per la visita al Must e con un ingresso a pagamento all’Anfiteatro romano – sia dannoso affermare il principio che al turista non si possa chiedere alcun contributo per l’accesso ai beni monumentali. E che non giovi rappresentarsi come una terra disperata che non può consentirsi di chiedere 3 euro per la visita al Duomo e alla sua cripta, avendo bisogno di chiunque venga purché venga.

Da amministratore, infatti, ho contezza di quali siano i costi di gestione e manutenzione che il patrimonio richiede e so che le casse pubbliche non sono nelle condizioni di garantire autonomamente le risorse necessarie per gestire i beni comunali, figuriamoci quelli di altri, come la Curia. Lecce deve poter alzare l’asticella delle proprie ambizioni e quindi predisporre servizi che – senza spennare il turista – prevedano corrispettivi minimi per l’accesso ad alcuni beni monumentali. Come avviene del resto in tante città d’arte in Italia ed in Europa.

Ieri non mi sono sottratto al confronto, nonostante avessi contezza delle informazioni inquinate nei miei confronti fatte circolare in chat e gruppi social. Tentativi fantasiosi di ricondurre alla mia amministrazione o alla mia persona l’iniziativa o allarmi del tipo “se vince le elezioni Salvemini tutte le chiese di Lecce saranno a pagamento” (sic). Ho preso atto di essere l’unico a non giudicare aprioristicamente negativo il progetto, rimandando ogni valutazione definitiva a fine anno, quando sarà possibile disporre di dati certi e non di sole pessimistiche previsioni.

Sono abituato a fare i conti con le distorsioni della realtà a cui il dibattito su questioni di interesse pubblico viene sottoposto. Ma sono pronto sostenere le mie idee anche nei contesti più ostili e prevenuti, consapevole che il dovere di un uomo politico non è adattare le sue opinioni a seconda degli interlocutori, quanto invece di averne di proprie ed essere pronto ad illustrarle sulla base di dati certi, di motivazioni fondate, di argomentazioni verificabili. Che, una volta espresse, possono essere condivise o meno.

Per questo ringrazio quanti vorranno continuare ad approfondire il tema della accessibilità e della sostenibilità dei beni monumentali della città. È una delle sfide più importanti che Lecce si troverà ad affrontare nel prossimo futuro, chiunque sarà a Palazzo Carafa. è giusto e doveroso che ciascuno si incarichi, volta per volta, di manifestare ai cittadini le proprie idee in merito”.