LECCE – “In questi giorni di campagna elettorale, ho incontrato spesso in periferia situazioni dalle quali emerge chiaramente che i vuoti lasciati dalle istituzioni sono stati spesso, troppo spesso, riempiti solo dalla buona volontà dei privati, che a livello di singoli, o più spesso di associazioni, sono intervenuti per dare risposte alle esigenze della collettività. Ciò non ha consentito in nessuna zona periferica della città di avere uno sviluppo armonico, ma è emersa solo una copertura delle esigenze a macchia di leopardo, con macchie nere presenti laddove l’associazionismo o la spontaneità civica non sono stati sufficientemente presenti da apportare benefici all’intera comunità”. Lo dichiara Adriana Poli Bortone, candidato sindaco a Lecce per le Civiche Unite.

“Non si può sperare che le esigenze della città – prosegue – vengano affidate solo alla buona volontà di alcuni. La collaborazione pubblico/privato, sempre auspicabile, deve poter riconoscere nelle amministrazioni una guida chiara per una programmazione attiva, con una visione della città, anche coraggiosa, necessaria per individuare gli interventi adatti ad apportare reale beneficio alle periferie.

In passato è fallito il tentativo di concentrare gli uffici pubblici su un’unica porzione di territorio, onde facilitare almeno la “mobilità per fini burocratici”; è giusto, allora, prendere altre decisioni. La soluzione può consistere nella previsione di micro uffici nei quartieri periferici, per avvicinarsi sempre di più ad una popolazione che in periferia vive il disagio dell’assenza di servizi, vuoi per motivi anagrafici (più avanza l’età, e più sembra insormontabile la lontananza che divide questa parte di popolazione dal centro cittadino), vuoi per motivi logistici (i trasporti non sono facilissimi).

Anche i luoghi di aggregazione, come i centri sociali – conclude il candidato sindaco – devono essere promossi dall’amministrazione come luoghi di reale aggregazione e crescita sociale, di coinvolgimento delle varie fasce, di collaborazione con le famiglie nella gestione dello sport e del tempo libero per le diverse età. Sono questi i centri sociali che ci si deve augurare di avere in città. Quelli che servono per creare, e non per distruggere, per allargare le proprie visioni, e non per serrarle tra gli spazi fisici e mentali delle pregiudiziali e dell’arroganza”.