Una filiale della Bcc di Terra d'Otranto

F.Oli.

CARMIANO (Lecce) – Nuovi atti confluiscono nel delicato e controverso processo sul rinnovo del consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo Terra d’Otranto nel 2014. Come una partita a risiko ogni parte del procedimento cala le proprie carte ad ogni occasione propizia. Si inquadrano proprio in questa strategia dichiarazioni di Manuele Sperti, denunciato per estorsione dal sindaco Giancarlo Mazzotta, (all’epoca dei fatti socio ed amministratore di fatto della banca e uno dei principali imputati), depositate questa mattina dal pubblico ministero Carmen Ruggiero.

La vicenda delle estorsioni è emersa nella scorsa udienza. In altri faldoni, già confluiti nel processo, si fa riferimento ad una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso subìta da Mazzotta. Negli atti sarebbero contenuti i nomi di due imprenditori che avrebbero contattato un boss del clan Tornese per costringere Mazzotta a versare del denaro a loro dovuto per eseguire dei lavori in una delle strutture ricettive gestite dal sindaco. Somma quantificata in 250mila euro.

Con questo filone d’indagine i carabinieri del Ros dovranno accertare se gli attentati subìti da Mazzotta debbano ricondursi a tali somme di denaro; il primo attentato risale al dicembre 2017 quando ignoti lanciarono una bottiglia incendiaria contro l’abitazione del sindaco a Carmiano; il secondo si verificò qualche giorno dopo quando un individuo, con il volto coperto, si posizionò sotto casa del primo cittadino; il giorno successivo, infine, comparve su un muro di cinta una scritta minacciosa nei confronti del sindaco. Minacce che Mazzotta ha puntualmente messo nero su bianco in una denuncia in Questura con tanto di nomi e cognomi. Tra questi ci sarebbe proprio Emanuele Sperti, di Carmiano, che qualche giorno fa, assistito dall’avvocato Antonio Savoia, ha chiesto di essere ascoltato dal pm per i suoi rapporti con Giancarlo Mazzotta e con Gianni Conad (altro imputato). Il processo è stato aggiornato all’11 novembre per consentire agli avvocati di acquisire la documentazione.

L’udienza di oggi ha fornito altri spunti. Il sostituto dell’avvocato Francesco Paolo Sisto ha chiesto che venissero trascritte non solo le 23 intercettazioni relative all’indagine sull’estorsione al sindaco ma tutte le conversazioni contenute nel procedimento, richiesta accolta dai giudici della prima sezione penale (Presidente Francesca Mariano). Gli stessi giudici hanno fatto propria l’istanza dell’avvocato Francesco Vergine, legale della banca, di avere copia delle intercettazioni, depositate sempre nella scorsa udienza, in cui una giovane avvocatessa avrebbe avuto accesso ad alcune pratiche dell’Istituto. Una richiesta di acquisizione dettata dalla volontà di valutare se si possa configurare un’ipotesi di reato. Rigettata dal pm tale richiesta è stata recepita dal Tribunale perché quelle intercettazioni fanno ormai parte del fascicolo del dibattimento. In queste conversazioni si farebbe riferimento all’intercessione di Mazzotta nell’assegnazione di un incarico all’interno della Bcc in favore di una giovane avvocatessa. Secondo la Procura, il contenuto delle intercettazioni farebbe emergere il ruolo di forte considerazione che il sindaco conserverebbe all’interno del consiglio di amministrazione dell’istituto bancario.

Sul banco degli imputati oltre a Giancarlo Mazzotta a al già citato  Giovanni Mazzotta, 53 anni, di Monteroni, alias Gianni Conad” compaiono anche Luciano Gallo, 50 anni, di Martano; Ennio Capozza, 62 anni, di Lecce, visurista a contratto per la banca; Saulle Politi, 46 anni, di Monteroni; Maria Grazia Taurino, 53 anni, di Carmiano, addetta ai mutui. Nell’inchiesta c’è già stato un primo verdetto. Il primo cittadino è stato prosciolto insieme al fratello Dino Mazzotta; Italo Potì Tommaso Congedo, direttore di filiale, dall’accusa di illecita influenza sull’assemblea. Già stralciata, invece, la posizione di Giuseppe Caiaffa, 57enne di Carmiano, consigliere uscente. Gli imputati, a vario titolo, sono accusati di tentata e consumata estorsione aggravata dal metodo mafioso, violenza privata e tentata concussione.

Il processo dovrà fare luce su una serie di presunte pressioni che avrebbero consentito a Dino Mazzotta di ricoprire la presidenza estromettendo di fatto il rivale Giulio Ferreri Caputi. E il successo del fratello del sindaco venne sancito con numeri bulgari: 1146 voti per Mazzotta; 520 per Ferrieri Caputi. Un ruolo di primo piano sarebbe stato ricoperto da Giovanni Mazzotta che, stando alle indagini, avrebbe esercitato pressioni su un consigliere di maggioranza perché non rassegnasse le dimissioni.

Due altre contestazioni, aggravate sempre dall’aggravante mafiosa, si riferiscono al presunto pressing esercitato su quattro soci affinché non sostenessero la nomina di Ferrieri Caputi. Nel processo proprio Caputi insieme all’ex deputato di Alleanza Nazionale Achille Villani Miglietta compaiono come parti civili assistiti dagli avvocati Carlo Gervasi e Giancarlo Doria.

Il collegio difensivo è rappresentato dagli avvocati Laura Minosi, Andrea Sambati, Paolo Spalluto, Ladislao Massari, Pantaleo Cannoletta, Saveria Maria Perrone, Antonio Savoia, Federico Martella, Carlo Sariconi e Francesco Caroleo Grimaldi.