LECCE – Sarà come assistere all’apertura di un sipario, anche se davanti alla facciata della maestosa basilica di Santa Croce a Lecce, simbolo del barocco leccese, domenica 7 luglio ci sarà ancora l’impalcatura che comincerà ad essere smontata il lunedì successivo. Oltre 200 elementi di telai, 400 le padane metalliche, 800 quelle in legno per ergere 40 metri di ponteggio tenuti insieme da circa 7000 giungi e 2000 tubi metallici.

Sono i numeri dell’impalcatura che è stato necessario realizzare per eseguire il restauro della facciata di Santa Croce, e infatti per lo smontaggio ci vorrà circa un mese, dovrebbe essere visibile completamente entro la prima metà di agosto.

Intanto domenica, alle 21.00, sarà fatto cadere il telo che la ricopre e che ne riproduce fedelmente ogni dettaglio delle decorazioni. Ci sarà una cerimonia durante la quale, grazie a un particolare intervento di insonorizzazione acustica, sarà possibile ascoltare l’opera scritta per l’occasione dal musicista salentino Raffaele Casarano insieme alla sorella Carla; alla presenza, tra gli altri, di Monsignor Michele Seccia arcivescovo di Lecce, della Sovrintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio Brindisi, Taranto e Lecce l’architetto Maria Piccarreta e dell’assessore regionale all’Industria turistica e culturale, Gestione e valorizzazione dei beni culturali, Loredana Capone.

In questi due anni di lavori di restauro, durante i quali, oltre ai diversi operai che si sono susseguiti, hanno lavorato fino a 10 restauratori della ditta appaltatrice Nicolì; sono stati 17mila i visitatori del cantiere, tanti considerato anche che, per una questione legata alla sicurezza, si poteva accedere in gruppi fatti di un numero esiguo di persone che, man mano, hanno potuto godere da vicino delle meraviglie del gioiello leccese. Quel che era un disagio, è stato quindi trasformato in un’opportunità (unica) di trovarsi a tu per tu con chimere, leoni, lupi, putti, figure mitologiche e statue dagli impeccabili dettagli.

“Ci sono dettagli – ci spiega una restauratrice mentre visitiamo “il museo impalcato” – che mai si potrebbero cogliere se non vedendo qua su”. E infatti si notano per esempio le espressioni del viso delle figure mitologiche, come quelle di forza e coraggio delle chimere, o alcuni sguardi di leoni che trasmettono fierezza e coraggio, oppure il fregio di una spanda, o ancora la dentatura delle statue come quelle di San Benedetto e San Celestino che si trovano accanto al rosone, subito dopo le colonne corinzie. E ancora, continuando verso il rosone, ci accorgiamo dei dettagli delle foglie d’acanto che lo decorano tutto intorno, insieme a cerchi di putti che con le labbra semi chiuse trasmettono l’espressione di stupore e altri che invece sembra stiano intonando un canto.

La meravigliosa basilica, simbolo del barocco leccese, è stata oggetto di altri interventi di restauro in passato, uno risale al 1957, un altro negli anni Ottanta e un altro ancora nel 2010, quest’ultimo fu però un intervento d’urgenza a causa della caduta di alcuni pezzi di pietra sul sagrato. L’attuale lavoro, cominciato due anni fa, è stato finanziato da fondi regionali, per un valore di 2 milioni di euro. La ditta titolare dei lavori ha consentito, da subito, la visita al cantiere, oggi ufficialmente chiuso.

“Noi pugliesi abbiamo una grande fortuna – ha spiegato l’assessore Loredana Capone, presente durante l’ultima visita prima di ufficializzare la chiusura dei lavori –  siamo eredi di un enorme e straordinario patrimonio artistico e culturale, e dobbiamo aver cura».

“Aver cura” è stato infatti il motivo conduttore che ha accompagnato i lavori di restaurazione. La cura che scaturisce dalla conoscenza, dalla consapevolezza e quindi dalla tutela (appunto l’aver cura) di un bene di tutti prezioso per tutti, evitando qualsiasi tipo di sciatteria nel fare.

La facciata della basilica di Santa Croce avrà anche una nuova illuminazione che ne evidenzierà la straordinaria bellezza, i punti sono già stati individuati e concordati con la Soprintendenza, questo sarà il prossimo step dopo l’inaugurazione di domenica prossima.

di Valeria Coi