Il Capitano. Così veniva definito da un po’ di tempo Salvini. Il populista più famoso di tutti i tempi, l’uomo più acclamato dall’era berlusconiana, l’uomo dai poteri infiniti, financo quelli di governare con i pentastellati, comunisti travestiti da centristi, conservatori, progressisti e, all’occorrenza, sanfedisti. Di certo, senza un’idea o una visione politica. Dalla sua consolle, anche estiva, come quella del Papeete Beach, dettava legge. Porti chiusi, legittima difesa, sicurezza uno e due, ecc. Era riuscito a far passare in secondo piano lo scandalo dei fondi russi e quello dei famosi  49 milioni alla Lega Nord. Da ogni palco del suo beach tour parlava già da primo ministro. I sondaggi gli davano ragione.  Il 40 per cento era alle porte. Ma come in tutti i sogni, ad un certo punto qualcosa lo ha destato (o sopito fino a fargli perdere coscienza) tanto da fargli dichiarare l’esistenza di una crisi di governo in piena calura ferragostana. Senza chiedere consiglio a nessuno, si dice. È una storia che ha dell’incredibile, mai verificatasi nella politica italiana. Probabilmente, all’interno del suo partito qualcuno vorrà ucciderlo. Ed è, forse, proprio per questo che, Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, nel giro di una settimana, in pieno ferragosto, ha ritrattato e, a passo di gambero, ha cambiato rotta dicendo ai suoi alleati, ormai ex, che la crisi era solo la conseguenza di un colpo di sole. Cerca di rassicurarli lui, che pensava di tornare subito al voto per uscirne vincitore-premier.

Flavio Carlino, Dottore Commercialista e Avvocato a Racale

Invece, in men che non si dica, si è ritrovato senza governo, senza elezioni e, probabilmente, senza amici nel suo partito. Unica prospettiva, ipotetica ma non troppo, quella di leader dell’opposizione ad una maggioranza costituita dai Cinque Stelle e dal Pd che si faranno in quattro per un governo di legislatura con priorità molto precise quali quella dell’immigrazione, la legittima difesa, la sicurezza, ecc. Se l’è cercata il Capitano, che una volta avvertito il pericolo si è detto pronto a ritrattare la sua posizione cedendo la Presidenza del Consiglio a “Giggino” Di Maio, il quale, e qui è il paradosso dei paradossi, credendosi “buono”, ha rifiutato l’offerta … per il momento. Nel frattempo, Salvini rischia di cadere dalla giostra che lo vedeva girare sempre in vetta, sul sedile più alto, quello del consenso elettorale, che probabilmente, gli ha fatto girare la testa facendolo cadere per terra esanime e, al riprendere dei sensi, confuso. Assai confuso. Tanto da tentarne la risalita per un altro giro. Ma la giostra sembra non ripartire. A questo punto necessita di manutenzione.

Ovvio che Giggino avrebbe detto di no. È coinvolto anche Conte in questa faccenda. Il suo coinvolgimento ha avuto un ruolo importante. Conte è amato dagli italiani. Almeno quanto Salvini. E quest’ultimo ha messo gli elettori di fronte ad una scelta: Salvini o Conte. Non Salvini o Di Maio. E dato che “Giggino” ha capito come stavano andando le cose, si è “attaccato” a Conte e il gioco è fatto. Salvini passa da incoerente. Prima: “governerò con i Cinque Stelle per il bene del Paese”; poi il cambio di rotta, che rischia di passare come un tradimento del mandato elettorale. Salvini, secondo gli italiani, doveva stare al suo posto per fare quello che stava facendo. Questo volevano i suoi fans, che aumentavano in maniera esponenziale. Il sondaggio Winpoll è stato fatale per Salvini, per il Governo e per l’Italia intera. Benedetti sondaggi. Secondo tale sondaggio il 72 per cento degli italiani voleva il voto anticipato, proprio mentre la Lega sfiorava il 40 per cento dei consensi. Lì è cascato l’asino, anche se aveva iniziato a barcollare dopo i risultati delle europee, quando i consensi elettorali dei due partiti di governo si erano invertiti. In quei giorni il Ministro dell’Interno aveva detto che non ci sarebbe stata crisi di governo, né richieste elettorali. Invece, da allora sono cominciati i guai. Liti sempre più frequenti, fino alla crisi. Che non doveva avvenire.

Salvini non aveva ben digerito l’elezione della nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Era uno dei suoi incubi ricorrenti, quello dell’inciucio dei pentastellati con i  progressisti e gli europeisti. Doveva prevederlo che sarebbe scattato il patto per il voto congiunto tra Pd e Cinque Stelle. Così Salvini ha sottovalutato Conte, il quale, entrato in punta di piedi, i piedi li ha puntanti quando si è trattato di intervenire nell’elezione della nuova presidente della commissione Ue, ottenendo esattamente quello che tutti si aspettavano e rafforzando sempre di più, a livello internazionale, la sua immagine di premier serio e preparato, tanto da risultare, nei sondaggi, un possibile capo di partito con un consenso del 12 per cento. Questo in Europa.

In Italia, Salvini, pure ha fatto i suoi errori. Così facendo ha ridato lustro a Di Maio il quale fa la figura della persona che rimane al suo posto per il bene del Paese, che nel frattempo parla con il PD. Pensate dove può portare un errore del genere: alla riesumazione di morti viventi. Per non parlare del fatto che, ora, Matteo, non potrà chiedere nemmeno ai suoi amici del centro destra, quelli ai quali ha dato un calcio in culo per governare con i grillini, anche se per Berlusconi e Meloni sarà una grande soddisfazione veder tornare il figliol prodigo.

L’unico vantaggio per il Ministro dell’Interno è la frammentarietà dell’opposizione. Zingaretti è favorevole alle elezioni anticipate, Renzi vuole sostenere un governo istituzionale. Berlusconi e Meloni si parlano appena.

Non è stata una bella mossa quella di Salvini. Ha anche cercato di riparare all’errore, senza riuscirci. Il M5S ne ha approfittato per tornare in campagna elettorale attribuendo a Salvini il cliché di traditore. E ciò sembra stia funzionando. I social ne sono testimoni. Ma gli addetti ai lavori continuano a chiedersi se davvero Salvini ha pensato di poter gestire una crisi di governo con il 17 per cento di consensi elettorali. Perché di questo si tratta. Una cosa sono i sondaggi, altra cosa sono i fatti attuali. In Parlamento Salvini ha il 17 per cento. Nei sondaggi il 40, quasi. La domanda nasce spontanea: come ha potuto pensare, il Matteo nazionale e populista, che il resto dei parlamentari si sarebbe piegato al suo disegno?

Insomma … il Capitano è davvero un personaggio controverso: presenta una mozione di sfiducia al Governo di cui fa parte senza dimettersi da ministro e senza ritirare i suoi ministri, cosicché, anche qui paradossalmente, se non ritirerà la mozione, il suo partito sarà costretto a sfiduciare anche a se stesso.

È proprio vero che in politica non si finisce mai di imparare. Ma la coerenza … proprio no, eh?

 

Flavio Carlino

La Rubrica degli opinionisti è una sezione del giornale che permette agli esperti di esprimere un punto di vista su fatti relativi a costume, società, politica, sport. Tutti i contenuti di questa rubrica non sono opera della redazione e/o esprimono pensieri e opinioni del Corriere Salentino.