Il Coronavirus miete vittime. Più contagiati, che deceduti. Ma, ancor più numerose dei malati e dei morti, ci sono le vittime della paura che, a loro volta, mietono altre vittime. Meno male, dovremmo dire. Ma la questione è complicata e tutt’altro che definitivamente risolta. Allora, la paura la fa da padrona e così non si trovano mascherine (ammesso che servano), amuchina, ecc. E se continuiamo così anche i beni di prima necessità saranno di difficile reperimento. Nei supermercati si fa razzia di ogni bene e poi non si esce da casa. Tutto si è fermato. Anche l’economia; ce ne accorgeremo fra qualche mese quando i turisti non arriveranno in Italia perché hanno preferito altre mete meno “contagiate”. Ma se almeno fosse vero! Noi italiani abbiamo dato per certo che gli altri Paesi non siano stati coinvolti dallo stesso numero di contagi; di certo non hanno dato lo stesso numero di messaggi negativi e castronerie.

Comprendo che la paura, soprattutto per l’ignoto, è un sentimento umano; ma quand’essa diviene irrazionale o, peggio, superstiziosa, può comportare danni irreparabili e se viene mal interpretata il rischio è che venga scambiata per cattiveria, odio, egoismo e, finanche, razzismo.

Intanto, l’economia italiana pagherà un prezzo molto salato per via di quanto sta succedendo in questi giorni. Il Ref ricerche, scrive il Corriere della Sera, ha spiegato come gli effetti economici del coronavirus siano legati all’evoluzione dell’epidemia. Secondo le valutazioni del Centro, l’epidemia e le misure adottate per contenerla causeranno, nel breve termine, un minor Pil compreso tra i 9 e i 27 miliardi. La flessione per l’intera economia si assesterà tra un -1% e un -3%.

Per dirla con Thomas Hobbes “la paura fonda gli Stati”. Questo è sensato. Ma è anche vero che, allo stesso modo, essa li distrugge, perché porta l’uomo a commettere crimini orribili. Non siamo più in grado di generare sentimenti positivi come l’amore, la simpatia, l’empatia. Nel momento in cui viviamo i sentimenti più conosciuti sono la l’invidia, la rabbia, il disprezzo e, soprattutto, la venerazione per il Dio denaro. E tutto ciò porta l’uomo non a vivere, ma a sopravvivere. Non c’è più il rispetto, non c’è più la comprensione. Se l’uomo non si sente rispettato dalla donna, la uccide; per esercitare la sua supremazia sul bambino, lo violenta; se ha bisogno di soldi vende i bambini; se si sente infastidito dall’anziano, lo picchia o lo rinchiude in una casa comune, dove troverà qualcuno che lo farà per lui. Chi fa tutto questo è il solito codardo, fallito, nella vita come nell’anima. Colui che, più di tutti, ha paura di tutto, anche di sé stesso. E se l’individuo è codardo, la società è vile e spregevole e, i comportamenti sociali che ne derivano, abbietti. Questo siamo, oramai, quasi tutti. Tutti tranne chi non ha paura di morire per un ideale, non per un principio. Solo gli uomini si salveranno dall’ira di Dio. Per gli omuncoli non c’è salvezza. Bruceranno all’inferno, gli untori.

Il coronavirus esiste, ma oggi siamo tutti vittime delle nostre paure e della cattiva politica che, con le sue scelte inutili, futili e tarde, sta fungendo da “moltiplicatore” del danno. Ce ne accorgeremo con l’arrivo dell’estate, quando i sanitari ci diranno che il pericolo è scampato e la politica, convinta com’è, ci dirà che è grazie alle misure adottate se siamo ancora vivi, dopo aver detto che è colpa dei medici se siamo il terzo Paese al mondo per numero di contagiati (ma la politica, si sa, è così).

Quel che è peggio, e che più mi turba, è che a quel punto non ci renderemo conto che tutti i danni che deriveranno da quest’avventura epidemica sono stati causati da noi stessi, dalle nostre paure e dalla nostra incapacità di discernere, ancora una volta, il bene dal male. Sia pure, persuasi chissà da chi.

Ma la natura umana è questa. L’uomo, da sempre, si è fatto stregare dall’incompetenza, dall’inesperienza e, soprattutto, dall’incomprensibile. Ma questo è solo il mio umile pensiero!

FLAVIO CARLINO