Gianni Leone, Leuca, 1998

Tra le cose di cui abbiamo avvertito forte la mancanza nelle settimane del lockdown c’è la possibilità di visitare mostre e musei. Quell’immersione nelle arti che apre la mente, fa apprendere, fa crescere e fa viaggiare, si è rivelata essere più indispensabile di quanto potessimo prima immaginare.

Il Must a Lecce riapre alle mostre e dal 26 giugno lo fa con una esposizione fotografica organizzata dall’associazione Kunstschau in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Lecce e la Fondazione Pino Pascali. Si tratta della personale “Gianni Leone”, una antologica del fotografo pugliese curata da Rosalba Branà, estratto di sessanta opere tratte dalla collezione della Fondazione.

Leone è uno dei massimi esponenti italiani della fotografia di paesaggio, protagonista insieme ai colleghi Luigi Ghirri e Enzo Velati del determinante “Viaggio in Italia” del 1984 che ha rappresentato una delle più accurate ricerche e uno dei più significativi racconti fotografici documentativi del secolo scorso. Uno spartiacque tra le foto del Belpaese da cartolina e la crescita di una identità più specifica e caratterizzata.

In mostra una selezione di opere frutto del lavoro realizzato dagli anni Ottanta ad oggi, tra città e piccoli borghi, tra campagna e industria in cui però lo sguardo si è posato su luoghi marginali, quasi dimenticati, spiagge desolate e scorci urbani che raccontano molto del Mezzogiorno. Una parte della mostra è dedicata allo studio di superfici, dettagli e geometrie che vengono astratti grazie all’uso del bianco abbacinante, un “altrove teorico, un complesso sistema di segni, luogo del pensiero e non della nostalgia”, come afferma la curatrice Rosalba Branà.

Le immagini sono connotate da indicazioni sommarie dei luoghi, perché l’autore è più interessato alla lettura dell’inquadratura e al gioco delle forme, con una presenza umana che diventa irrilevante, tutt’al più solo evocata. Vi si legge il fluire del tempo senza fretta, l’appropriarsi dei luoghi in solitaria, catturando segni minimi ma essenziali.

La mostra è esposta divisa in sezioni: “La città, i borghi, il mare”, al piano terra, è frutto della ricerca pugliese tra Bari e i paesaggi della sua periferia, spingendosi nell’entroterra con Ostuni, Cisternino, Martina Franca, Conversano con il loro chiarore e le strade solitarie. Il mare invece è luogo di esplorazione per le sue coste, Monopoli, Bisceglie, Polignano, Santa Maria di Leuca, per l’indagine cromatica della luce. “L’industria, la periferia” mette luce su Taranto e altre zone industriali che si caratterizzano per la composizione geometrica razionale, una ricerca delle soluzioni mitteleuropee in chiave più riflessiva. “Forma, superficie, architettura” è dedicata alla perlustrazione su superfici, campiture, dettagli formali, geometrie, analizzati fino all’astrazione luminosa e sentimentale, dove pieni e vuoti scandiscono i piani per lo spazio dell’immagine.

 

La mostra è in esposizione al Must fino al 27 settembre, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.

L’accesso sarà contingentato in osservanza delle misure adottate dal governo italiano in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid 19.