LECCE – “Chi ha praticato il primo soccorso ha dovuto faticare duro per troppo tempo”. Per qualcuno l’arrivo dei soccorsi del 118 sarebbe stato molto più agevole e veloce con un presidio sul posto. “Non si possono lasciare le marine sguarnite e attendere l’ambulanza da Lecce, che può metterci dai 30 ai 45 minuti” – tuona Mauro Della Valle, presidente di Federbalneari. Alcuni chiamano in causa la Regione Puglia, “perché un’ambulanza operativa in ogni marina in estate è imprescindibile”.

“Non lo facciamo per scatenare polemiche, e siamo principalmente addolorati per l’accaduto – commenta Daniele Biasco, presidente dell’Associazione Torre Chianca – Una vita che si sarebbe potuta salvare. Giorni fa abbiamo protocollato una pec indirizzata al Sindaco, Carlo Salvemini, per chiedere l’immediata apertura di una postazione del 118 nella Marina. Credevamo di poter anticipare il destino ed evitare questa tragedia. Condoglianze alla famiglia. Annegamento sulla nostra Spiaggia! Ancora una volta con l’assenza della postazione 118, ne pagano le conseguenze i cittadini. Adesso BASTA!”. Cosa sarebbe successo se oggi su quella spiaggia ci fosse stato il servizio comunale di salvataggio?

Il presidente di Federbalneari non ha dubbi e lancia una frecciatina contro il Piano Comunale delle Coste: “Poteva essere salvato con una bombola d’ossigeno. L’ordinanza regionale OBBLIGA di segnalare la mancanza del servizio Salvataggio, ed è anche obbligo segnalare con apposita cartellonistica la mancanza del limite acque sicure. Insomma, meglio chiudere gli stabilimenti balneari, unico presidio di sicurezza garantito! Come la usano la tassa di soggiorno i nostri amministratori? Dove finisce circa un milione di euro l’anno. Alcuni bagnanti si sono accorti dell’uomo in difficoltà, lo hanno tirato fuori e sono intervenuti alcuni operatori sanitari che erano lì per caso”. Dall’Asl spiegano che per una postazione sono necessari dei rigidi requisiti previsti dalla legge e che in genere è l’ambulanza più vicina al luogo dove accade l’evento ad accorrere. La domanda che ci si pone è come potranno garantire le marine leccesi la sicurezza dei bagnanti in queste condizioni? Si vogliono fare spiagge libere attrezzate e si vogliono chiudere alcuni lidi, che invece potrebbero garantire, sicurezza, pulizia e servizi anche nelle spiagge libere limitrofe. Ma, poi, nella realtà dei fatti, in alcune zone resta tutto così com’è: lasciato al caso, alla natura e alle correnti.