LECCE – Ha lasciato il carcere per fare rientro a casa D.G.C., il 24enne di Lecce, arrestato nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, con l’accusa di aver stuprato in casa di un amico una donna di 42 anni conosciuta poche ore prima. Il Tribunale del Riesame (Presidente Silvio Piccinno, giudici Pia Verderosa e Anna Paola Capano) ha sostituito la custodia cautelare in carcere con quella più blanda dei domiciliari per il giovane. In mattinata, nel corso dell’udienza a porte chiuse, l’avvocato Alessandro Costantini Dal Sant aveva rimarcato come il rapporto intrattenuto dal suo assistito fosse stato consenziente. La difesa, in particolare, ha valorizzato una dichiarazione della donna in cui dice “fai piano” indicativo per l’avvocato di un consenso della presunta vittima. Per conoscere se i giudici abbiano valutato la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza, però, bisognerà attendere i prossimi 45 giorni.

L’intera vicenda, così come ricostruita dagli agenti della volanti insieme ai colleghi della Squadra mobile, si è consumata in un contesto di estremo degrado sociale e morale. Quella sera, la donna incontrò D.G.C. che l’avrebbe inviata a casa di un suo amico promettendole di voler comprare un po’ di cocaina. In casa dell’amico avrebbe ricevuto delle avances. I due sui sarebbero scambiati delle dolci effusioni e avrebbero approcciato un rapporto intimo.

Ma quando D.G.C. si sarebbe posto in maniera violenta la donna gli avrebbe chiesto di fermarsi perché le stava facendo del male. E il giovane avrebbe continuato a consumare il rapporto fino a quando non sarebbe iniziato a fuoriuscire del sangue dalla vagina. Nonostante le precarie condizioni fisiche della donna, D.G.C. avrebbe tentato nuovamente di continuare nel rapporto tappando la bocca della donna per impedirle di urlare. Solo quando in camera è entrato l’amico D.G.C. si sarebbe fermato. In lacrime, nel panico generale, con le lenzuola sporche di sangue, e la donna ferita i due uomini, dopo un iniziale tentennamento, le avrebbero consentito di lasciare la casa. Immediatamente la 42enne ha contattato una sua amica per raccontarle l’accaduto. Poi è rientrata a casa. Contattata dai poliziotti si è poi recata nei pressi della Questura dove è stata soccorsa da un’ambulanza. Una volta arrivata in ospedale è stata ricoverata nel reparto di ginecologia dove i medici le hanno accertato una lacerazione di primo grado estesa lateralmente per circa 4/5 centimetri che ha necessitato di un intervento chirurgico per suturare la lacerazione con una prognosi tra i 7 e i 10 giorni.

Il 34enne, ricercato dalla polizia, si è presentato in Questura spontaneamente per raccontare la propria versione dei fatti.  Le sue dichiarazioni sono risultate però prive di fondamento ed è stato arrestato e accompagnato in carcere. Risponde non solo di violenza sessuale ma anche di minacce aggravate a pubblico ufficiale, perché durante il fotosegnalamento negli Uffici della Questura D.G.C. si sarebbe rivolto agli operatori con espressioni del tipo: “Ti ammazzo, ti taglio la gola, ti aspetto fuori”.