di F.Oli. 

SALENTO – La cricca dei vini si gestiva con rigore e meticolosità ma le accortezze adottate sono state captate dai carabinieri del Nas. In una conversazione Antonello Calò e Giuseppe Caragnulo discutono della possibilità di acquistare del vino di pessima qualità non idoneo all’utilizzo ma da inviare in distilleria. L’acquisto è giudicato molto importante per il solo scopo di entrare in possesso del “documento” di ingresso, documento che servirà a regolarizzare e nazionalizzare altri vini.

In questo caso l’acquisto è molto importante in quanto classificato come un doc della zona. Sempre dalla stessa conversazione emerge anche un altro modus operandi: cioè l’acquisto di vino spagnolo con destinazione ufficiale indistilleria ma di fatto utilizzato per essere commercializzato come vino italiano sostituendolo ad altri prodotti di qualità inferiore inviati in distilleria al suo posto. Nel caso di specie è chiaro che il doc di zona di pessima qualità è stato destinato alla distilleria mentre il suo documento è stato utilizzato per giustificare il possesso di vino doc italiano da destinare al commercio.

Antonio Calò: “Sì mi hanno detto…c’è la cantina di Copertino che mi ha offerto del vino…roba na schifezza…ha detto però che mi hanno già detto l’incarico…cioè mi hanno già dato l’incarico di vendere…

SMALTIMENTO ILLECITO

Il 7 maggio di un anno fa viene eseguito un controllo presso la cantina vinicola Mehale Hellas inizialmente a cura del personale del Nas di Taranto. Nel corso dell’attività ispettiva emergono diverse anomalie fra cui lo smaltimento illecito di prodotto attraverso un tubo collegato ad una buca realizzata all’interno di un tombino e che evidentemente sfociava in falda visto che lo stesso tombino non raggiungeva mai il colmo nonostante l’ingente quantitativo che veniva sversato.

Interloquiscono Vincenzo Laera e Giuseppe Caragnulo

Caragnulo: “Vincè, non c’è stato verso…hanno cominciato poi si sono fatti trovare…nonostante gli ho dato mezz’ora alla cantina di tempo. L’hanno trovata con il tubo che scarichiamo nella fogna

Vincenzo Laera: “E da lì si sono…si sono fatti trovare…nonostante gli ho dato mezz’pra di tempo alla cantina

Giuseppe Caragnulo: “L’hanno trovata con il tubo che scarichiamo nella fogna

Vincenzo Laera: E da lì è partito tutto il mondo…

Vincenzo Caragnulo: Si è innescato tutti li santissimi!!Io non potevo fare nulla perché c’è un buco che finisce in falda…ma che ne sai? Pure questa rogna!Io non sapevo…io non ero preparato…

POSIZIONE BARLETTA

Centrale si sarebbe rivelato il ruolo di Antonio Davide Barletta in servizio presso l’ufficio ispettorato centrale della tutela e della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari Lecce. Barletta sarebbe abusivamente entrato al sistema informatico dal suo ufficio traendo informazioni destinate a rimanere segrete riferite a Calò per esempio l’imminente ispezione come nell’intercettazione del 16 novembre 2016 nella quale Barletta dice “vedi che da domani inizia da una parte e dall’altra, faranno da una parte e dell’altra, sicuramente campioneranno pure, ok?” e a Laera controlli programmati nella zona di Termoli.

Gli elementi raccolti a suo carico per l’appartenenza al sodalizio da un lato era certamente consapevole delle attività di sofisticazione che si svolgevano negli stabilimenti gestiti dai due altrimenti non avrebbe avuto alcun motivo di avvertire preventivamente i complici dei controlli a sorpresa programmati dal suo ufficio molto spesso prendendo lui stesso l’iniziativa numerose sono le occasioni nelle quali la prima telefonata o il primo messaggio deriva proprio da Barletta.

Dall’altra appare evidente la condotta è perfettamente funzionale all’esistenza stessa del sodalizio dal momento che anche un solo controllo a sorpresa può portare alla chiusura stessa degli stabilimenti; grazie al suo decisivo contributo, invece, l’attività illecita può essere portata a termine senza problemi grazie agli accorgimenti adottati da Calò e da Laera per aggirare il controllo degli ispettori.