LECCE – L’amministrazione Salvemini era decisa a bloccare la somministrazione di bevande e di alimenti di tanti locali sorti negli ultimi anni sulla base di un regolamento ormai obsoleto (di 35 anni fa). Ma i locali previsti per il commercio al dettaglio (perfino salumerie) si sono evoluti in pub e birrerie e l’economia di alcune vie leccesi è mutata. Tutto è cambiato negli ultimi 30 anni, con un fiorire continuo di locali del divertimento e della ristorazione che hanno reso più vivi centro e periferie. La questione dei locali della movida e del cambio di destinazione d’uso si sta evolvendo favorevolmente ai gestori. I giudici amministrativi hanno spiegato che “non sono ravvisabili pregiudizi all’interesse pubblico”, quando si cambia la destinazione d’uso, “anche in termini di snaturamento del centro storico, comunque tutelabile mediante un corretto uso del potere regolamentare e pianificatorio, in altri ambiti; per converso sussistendo un potenziale danno grave e irreparabile nel procrastinare indebitamente l’ampliamento delle modalità di esercizio dell’attività dell’appellata, che presuppone, in forza della specifica normativa di settore regionale e nazionale, il rispetto della vigente disciplina urbanistica ed edilizia”.

Il Consiglio di Stato conferma la linea del TAR Lecce ed anzi, con una ordinanza particolarmente dettagliata, condivide a pieno le tesi sostenute dall’Avv. Daniele Montinaro in riferimento al c.d. “ricorso zero” che ha finalmente dato una linea risolutiva per l’annosa questione che da decenni interessa tantissimi locali del centro storico di Lecce sulla distinzione tra il c.d. negozio di vicinato o vendita al dettaglio e la somministrazione di alimenti e bevande. L’Avvocato Montinaro esulta: “Siamo molto soddisfatti, non solo perché il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento del TAR Lecce, ma anche perché nell’ordinanza riprende esattamente molte delle tesi da noi sostenute anticipando anche il fumus della fattispecie. E’ certamente una sorta di rivoluzione nel settore ed una pronuncia che avrà evidentemente notevoli effetti su molte attività che da anni subiscono una ingiusta disparità di trattamento e che continuano ad essere vessate da sanzioni pecuniarie molto ingenti pur avendo tutti i requisiti, invece, per esercitare la somministrazione di alimenti e bevande ovviamente previo cambio di destinazione d’uso. Peraltro, come già sostenuto in tutte le sedi, non risulta vera la preoccupazione dell’Amministrazione che vedrebbe ora una sovversione del tessuto urbanistico della zona; la situazione di fatto del centro storico è già evidentemente cambiata e non si comprende come si possa ancora affermare il contrario e, sopratutto, non corrisponde al vero che tutti i locali di c.d. commercio al dettaglio potranno cambiare destinazione, ma solo quelli che corrisponderanno a determinati requisiti”.

LA LINEA DELL’AMMINISTRAZIONE SALVEMINI 

Nel programma di Salvemini, poi integrato nelle linee di mandato, si legge che “il Piano Urbanistico Generale nel centro storico favorirà i cambi di destinazione d’uso e i processi di rigenerazione degli immobili, rispettando le tutele e salvaguardando la presenza di più funzioni: residenza, cultura, commercio, accoglienza turistica e attrezzature. Garantirà vitalità ai piani terra di vicoli e piazze, favorendo una offerta diversificata: dal commercio di prossimità a nuove botteghe artigianali e del design a spazi per la creatività.

Il Piano dovrà garantire ai commercianti che oggi vivono nell’incertezza della natura della propria licenza una possibilità di riconversione, nel rispetto degli standard igienici ed urbanistici e delle esigenze dei residenti”. In sostanza il programma dell’amministrazione prevede di agevolare il cambio di tipologia (da vicinato a somministrazione) per quei casi in cui effettivamente si hanno i requisiti: proprio come vogliono i giudici amministrativi. Dunque, non ci sarà più nessun problema sul cambio di destinazione d’uso, a meno che non si tratti di locali che non hanno neanche il bagno: fare ristorazione senza offrire un minimo servizio cambia le cose. I servizi igienici sono importanti se si somministrano bevande e alimenti, perché non si può favorire la concorrenza scorretta nei confronti di chi è in regola.