LECCE – “Che fine fanno i soldi che l’Unione Europea mette a disposizione della Puglia per finanziare progetti che risolleverebbero la nostra economia? Perché il Sud Italia si trova sempre in difficoltà se i soldi ci sono? Sono dei quesiti che ci poniamo da tanto e a cui difficilmente si riescono a trovare risposte non celate nelle camere di comuni e province. Un caso eclatante riguarda il Paes (Piano d’azione per l’energia sostenibile), 96mila euro spesi dal comune di Lecce e quindi dai suoi cittadini per un progetto stilato nel 2014 ma mai attuato”. Lo dichiara il candidato sindaco M5S, Arturo Baglivo.

“L’Europa – prosegue – avrebbe finanziato 2milioni e 400 mila euro per la sua attuazione. Ma nel 2020 perderemo questi soldi. L’iniziativa era partita nel 2008, quando la Commissione europea incentivò i comuni a cooperare per combattere il cambiamento climatico. Nacque così il Patto dei sindaci: il maggior movimento mondiale basato su azioni locali per il clima e l’energia con oltre 7500 città firmatarie in 6 continenti. Attraverso la redazione di un Piano d’azione per l’energia sostenibile (Paes), i comuni aderenti si impegnavano, entro il 2020, a ridurre le emissioni di gas serra almeno del 20% e di aumentare l’impiego di energie rinnovabili almeno del 20%.

Dal 2015 il Patto dei sindaci è entrato in una seconda fase portando l’obiettivo di riduzione delle emissioni ad almeno il 40% entro il 2030. Il Piano prevedeva che le città e i piccoli comuni potessero ricevere fondi per progettare azioni in vari settori, per esempio infrastrutture urbane (teleriscaldamento, reti elettriche intelligenti), politiche per il trasporto pubblico e privato, coinvolgimento dei cittadini attraverso comportamenti consapevoli nella gestione dell’energia. Lecce aveva aderito con la presentazione di un progetto redatto da tecnici decisi dalla provincia guidata allora da Gabellone, in concorrenza con l’ordine dei geometri, degli architetti e degli ingegneri di Lecce che da liberi professionisti avrebbero dovuto avere il naturale compito di redigere i Paes.

Il progetto venne approvato dall’Unione Europea che finanziò, come dicevamo, 2milioni e 400mila euro per la sua attuazione ma da allora questi fondi non sono mai stati presi né utilizzati. Ci domandiamo: i 96 mila euro dei cittadini sono serviti per redigere un Paes che è rimasto in un cassetto? Questa è la storia della politica amministrativa leccese degli ultimi venti anni – conclude Baglivo – La stessa storia accaduta con il Pug targato Perrone (1,5 milioni di euro) e con il Piano coste di Salvemini se non dovesse andare oltre”.