LECCE – “Essere qui insieme è un messaggio di speranza. Lecce non si Lega” – urla uno degli organizzatori. Parte ‘Bella ciao’ e sarà cantata più volte a cappella, senza il sostegno del cd. Qualcuno tra la folla grida: “Chi non salta un Salvini eh!”. “Abbiamo portato qui 6 mila persone” – afferma uno degli organizzatori. Il “popolo delle sardine” si accalca di fronte all’Anfiteatro, parte dal bar Alvino fino alla “piadineria” che fa angolo, quella in via Vito Fazzi, come potete vedere nelle foto e nei video. Non c’è stato bisogno di un grande dispiegamento di forze dell’ordine: si tratta di manifestanti pacifici, senza bandiere e di tutte le età. Ci sono famiglie, bambini, ma anche tanti anziani e studenti delle organizzazioni universitarie di sinistra.

C’è voglia di stare stretti come sardine, ma si circola tranquillamente tra le persone. Tra la gente spuntano i volti del sindaco Carlo Salvemini e di qualche politico, come Alberto Maritati e l’assessore Paolo Foresio. Ci sono personalità della cultura come Franco Ungaro nel pubblico. Con due casse davanti alla chiesa, un rumoroso gruppo elettrogeno piazzato sotto le scale e uno striscione messo a terra, i manifestanti hanno portato avanti il flash-mob per oltre due ore. Le sardine leccesi sono scese in piazza Sant’Oronzo, con tanti pesciolini di cartone, cartelli contro l’odio e la xenofobia. Mamme e figlie, papà e nonni con la voglia di esprimere insoddisfazione per il linguaggio politico, le politiche migratorie restrittive e contro il sovranismo. Si diffondono nella piazza le canzoni di De Andrè, Lucio Dalla, Franco Battiato, Daniele Silvestri e altri.

“Non ci sentiamo rappresentati da questo governo, che non ha abolito il decreto sicurezza! Ci vogliono convincere che il problema sono gli immigrati, ma è solo cattiva politica piena di slogan vuoti. Il Salento non abbocca!” – gridano gli organizzatori (guardate il video cliccando sull’immagine ndr). Si accenna ai diritti negati, al diritto allo studio e ai problemi ambientali. Non ci sono ancora ricette economiche, non c’è ancora un manifesto: si tratta di un movimento spontaneo, che raggruppa diverse personalità e diverse sensibilità, soprattutto a sinistra. Tutto nasce sui social, ma anche sui media locali, che hanno pubblicizzato l’appuntamento e diffuso i comunicati stampa degli organizzatori. È l’onda lunga bolognese che arriva fino a Lecce. La città annega nel traffico, nel cuore della piazza ci sono i mercatini di Natale, quindi i manifestanti si collocano lateralmente. Ancora è presto per capire se lo spontaneismo antifascista e antisovranista diventerà un movimento, come è successo per quelli del “vaffanculo” (lanciato da Grillo un decennio fa). Anche questo è un “vaffa” alla politica, ma più elegante e forse più marcatamente di sinistra. Staremo a vedere in cosa si trasformerà: dalle piazze piene bisogna passare alle urne e quello sarà il vero ring per lo scontro tra sovranisti e antisovranisti leccesi.

IL COMUNICATO DI FINE MANIFESTAZIONE 

A fine manifestazione, intorno alle 21:30, “Le Sardine – Lecce” (Mattia Solito, Alberto Liaci, Emilio Micocci, Gioele Levantaci, Robert D’Alessandro hanno diffuso il seguente comunicato: 

Da oggi anche Lecce ha il suo primo flash mob ittico. Questa sera Piazza Sant’Oronzo dimostra che c’è il Sud che non abbocca alle bugie di Salvini, un sud che a testa alta dice che non si lega. Una piazza antifascista contro i populismi, per la solidarietà e i diritti umani. Non era per niente scontato, però l’orgoglio meridionale tiene bene salde le radici nella memoria recente, quella che ricorda che il partito di Salvini è quello del razzismo antimeridionale, della secessione (autonomia differenziata, leggasi ‘secessione dei ricchi’).

Oltre 3000 le presenze in piazza, segno che anche nel Salento c’è voglia di partecipazione democratica e voglia di mettere in campoun’alterativa al mondo leghista.

Ora nelle prossime settimane con i riferimenti nazionali e con i coordinatori ragionali proveremo a mettere in atto la fase due, già discussa questa mattina a Roma.

Continuiamo così il lavoro di inclusione e aggregazione, dobbiamo senza dubbio creare una risposta alle esigenze delle persone che in questi giorni si sono mobilitate e sono scese in piazza.

Speriamo che, come ha detto il portavoce nazionale Mattia Santori, l’assetto del “movimento” rimanga orizzontale e che non si adotti un sistema gerarchico in cui chi è arrivato prima conti più degli altri, ma prevalga l’inclusività di ogni voce che può supportare la causa”.