TUGLIE (LECCE) –
“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’io vi trovai,
diró dell’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,
guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle”.

Se avete appena letto l’“incipit” (qui riproposto) del più maestoso dei poemi della letteratura italiana, la “Divina Commedia”, potrete fregiarvi di aver omaggiato anche voi il “Dantedí”! Esatto, il “Dantedì”!
Il Ministero dell’Istruzione ha infatti approvato, su proposta del Ministero per i Beni e le Attività culturali, l’istituzione della giornata dedicata a Dante Alighieri, il padre della lingua italiana, giornata che ricorrerà ogni 25 marzo. Quest’anno la prima edizione è solo virtuale purtroppo, a causa della pandemia del corona virus.

In un mondo calendarizzato alla perfezione, commemorativo delle più improbabili ricorrenze, dal “carbonara day” alla giornata del miao (preparatevi: la prossima settimana spetterà persino al Signor Backup, essendo previsto per il 31 marzo il “World Backup Day”), era ormai imprescindibile dedicare una giornata “ad hoc” a colui che ha dato origine alla lingua italiana.

Ma perché il 25 marzo?
Studiosi e critici letterari sono concordi quasi all’unanimità nel ritenere che Dante entrò nella celebre “selva oscura” in una data prossima all’equinozio di primavera, proprio il 25 di marzo. Possiamo avere una conferma di questa ipotesi, restando nel I canto, ma scorrendo più avanti il poema allegorico, ai versi 37 – 40. Scrive Dante:
“Temp’era dal principio del mattino,
e’l sol montava ‘n su con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino
mosse di prima quelle cose belle”. Ciò a significare che il sole, al momento della Creazione divina, sorgeva nel segno dell’Ariete, cadenzando l’inizio della primavera.

Se però il corona virus ha impedito manifestazioni e incontri, in ogni caso letterati, professori, studenti e appassionati non si sono persi d’animo e nella giornata di oggi tutti gli insegnanti delle scuole di qualsiasi ordine e grado e di tutte le università hanno interrotto le loro lezioni online per qualche minuto, per dedicarsi alla lettura di qualche passo dantesco, recuperando non solo la Divina Commedia, ma anche i suoi sonetti immortali.
Lodevole, a tal riguardo, l’iniziativa delle giovani volontarie che fanno parte dello staff della biblioteca comunale di Tuglie, intitolata al maestro Fiore Gnoni. Corre l’obbligo di precisare che il loro incarico è scaduto, ma le ragazze continuano a fornire un servizio eccellente alla comunità e non solo: la biblioteca infatti è centro nevralgico per gli appassionati di lettura, che accorrono da tutta la provincia di Lecce. Nel video qui allegato, alcune di loro (Laura Cataldi, Annalucia Cudazzo, Rossella Gnoni e Arianna Stefanelli) hanno proposto la lettura dei versi più romantici del poema dantesco: quelli che descrivono la passione e le pene infernali dei due innamorati Paolo e Francesca.
Oggi abbiamo un motivo in più per restare a casa: riapriamo la Divina Commedia, onoriamo la nostra, splendida lingua!

#iorestoacasa e leggo la Divina Commedia: nasce il “Dantedì”

#iorestoacasa e leggo la Divina Commedia: nasce il “Dantedì”

Gepostet von Corriere Salentino am Mittwoch, 25. März 2020